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martedì 19 giugno 2012
PRETI MALATI D’AIDS: L’EPIDEMIA CHE PER IL VATICANO “NON ESISTE”
Per la chiesa le unioni omosessuali sono una “deplorevole distorsione” e l’adozione da parte di genitori gay “un grave pericolo”.
Il Vaticano sostiene da sempre che alle lesbiche e ai gay dovrebbe essere rifiutato il diritto di adottare, di condividere l’esercizio della patria potestà, di allenare, di essere ordinati sacerdoti o di prestare servizio militare. Addirittura i preti che difendono i loro parrocchiani gay sono ridotti al silenzio e persino allontanati dal loro ministero.
Se poi affrontiamo un problema come l’Aids, la chiesa la ritiene una sorta di castigo divino per omosessuali, drogati e per chiunque viva una sessualità “disordinata”.
Viste queste posizioni, non stupisce che il caso dei preti malati di Aids sia occasione non di applicazione delle virtù cristiane, ma del massimo disagio e della massima ipocrisia.
Sui loro certificati di morte è scritto deceduto per polmonite o linfoma, mai, o raramente per Aids. Un’attenzione in più per chi ha deciso di scegliere il celibato o forse una mistificazione per non ammettere apertamente che l’Aids è una malattia che sta uccidendo non solo i gay e gli eterosessuali, ma anche i preti cattolici della puritana America
Secondo un’inchiesta del Kansas City Star, quotidiano del Midwest, i sacerdoti cattolici sarebbero colpiti dal virus Hiv addirittura quattro volte di più della media della popolazione americana
L’inchiesta svolta dal giornale americano è stata lunga e approfondita. Nel solo Missouri e nello stato del Kansas, almeno 16 preti e due religiosi di ordine superiore sono morti di Aids negli ultimi anni. Ma dalle testimonianze raccolte questa sarebbe solo la punta di un iceberg. L’inchiesta del quotidiano è basata sullo studio dei certificati di morte e su interviste con decine di esperti, di medici e religiosi.
Il dottor Farley Cleghorn, dell’Istituto di virologia di Baltimora, ha ammesso di aver curato una ventina di religiosi. E tutti, quando si sono recati dal medico, hanno chiesto fosse mantenuto il segreto sul loro stato di malati.
Tremila questionari anonimi sono stati inviati ad altrettanti sacerdoti, oltre 800 hanno risposto ammettendo che il problema esiste. Sei religiosi su dieci hanno dichiarato di conoscere almeno un collega morto di Aids, un terzo di conoscere un sacerdote malato di Aids e alla domanda sul loro orientamento sessuale il 15% si è dichiarato gay e il 5% bisex.
Charlie Isola, medico di New York, intervistato dal quotidiano, ha ammesso che tutti i preti da lui curati avevano un’età compresa tra i 40 e i 60 anni e avevano contratto l’infezione sessualmente.
Joseph Barone, psichiatra, istituì di nascosto una ricerca sull’Aids nel clero. Effettuò analisi e controlli su decine di seminaristi del College, fornendo loro nomi fittizi. I seminaristi vennero remunerati come volontari per la ricerca. Il risultato fu che uno su 12 era sieropositivo. La maggior parte era gay e aveva contratto l’Aids attraverso il rapporto sessuale. Un prete che aveva contratto il virus lo aveva trasmesso ad altri otto preti.
Perché secondo gli esperti sentiti dal Kansas City Star, nonostante ci siano molti modi per contrarre l’infezione, il contagio per i preti cattolici americani è avvenuto, nella maggior parte dei casi, attraverso il rapporto sessuale. La Chiesa cattolica americana conosce il problema. Non a caso, secondo il Kansas City Star, ”la maggior parte delle diocesi e degli ordini religiosi ha iniziato a richiede agli aspiranti seminaristi il test anti-Aids prima dell’ordinazione”.
Non si conosce precisamente il numero dei preti morti di Aids o Hiv positivi: spesso infatti l’unico loro compagno è il silenzio, e i pochi che hanno il coraggio di confidarlo a un superiore vengono confinati e tenuti nascosti.
Suscitò comunque scalpore il caso dell’arcivescovo Emerson J.Moore della diocesi di New York, che nel 1995 si fece ricoverare in una clinica specializzata del Minnesota facendo scrivere sulla cartella clinica che era un semplice «lavoratore dell’industria». Quando morì scrissero sul certificato «per cause naturali sconosciute». Le associazioni degli attivisti contro l’Aids che lo hanno assistito per mesi insorsero facendo causa all’ospedale e questo fu costretto a fare marcia indietro e a scrivere la verità sul certificato di morte (ma glissò sulla sua vera professione).
Il Vaticano non commenta e lascia la parola ai vescovi locali
Anche in Italia esistono casi di preti sieropositivi o con Aids. Il settimanale “Panorama”, in due articoli apparsi nel giugno e nel novembre del 2000, rivelò che anche da ci sono centri specializzati per la cura dei sacerdoti omosessuali malati di Aids. La ricerca ne ha individuati due: uno a Trento, e uno a Genova.
Don Mazzi, sempre attraverso un’intervista a “Panorama”, afferma che il fenomeno dei preti sieropositivi in Italia c’è, e riguarda, per sua esperienza diretta, preti eterosessuali che ha assistito fino alla morte.
Ma il dilemma riguarda sempre la domanda: “E come affronta la chiesa di Roma questo tipo di problemi?”
Al che Don Mazzi risponde: “Delega ai vescovi. Ma se il mondo va male non è perché nella Chiesa qualche sacerdote ha fatto l’amore o un figlio, ma perché tutti gli altri sono poco preti.
Anche quelli con la tiara in testa”
SUORE STUPRATE DA PRETI
Abusi sessuali, stupri, sfruttamento, plagio: atti che hanno portato in molti casi a gravidanze e aborti.
I responsabili: preti e vescovi.
Le vittime: suore.
Il luogo: Africa (ma non solo).
La diffusione: altissima.
Sono queste le coordinate allarmanti di una piaga che è venuta alla luce grazie alla pubblicazione, da parte del settimanale statunitense National Catholic Reporter, di quattro documenti strettamente confidenziali elaborati da religiosi impegnati nella consulenza alle suore e nella prevenzione dell’Aids.
Da questi rapporti, stilati tra il 1994 e il 1998, viene alla luce una situazione che, benché non ignota, manifesta proporzioni molto più estese e gravi di quanto non si supponesse. Membri del clero cattolico, questo in sintesi il contenuto, hanno sfruttato e sfruttano la loro posizione finanziaria e spirituale per ottenere prestazioni sessuali da parte delle suore, spesso portate dal loro condizionamento culturale ad obbedire all’ecclesiastico. Perché proprio le suore? Perché in una situazione di diffusione a macchia d’olio dell’Aids, specialmente in Africa, esse rappresentano un gruppo “safe”, sicuro, non a rischio. E sono molto più condizionabili, anche tramite false argomentazioni teologiche.
Il 18 febbraio 1995 un rapporto viene consegnato al cardinale Martinez Somalo, prefetto della Congregazione vaticana per la vita consacrata. E’ un pugno nello stomaco. Si parla di suore sfruttate sessualmente, sedotte e spesso violentate da preti e missionari. Messo in allarme il cardinale Martinez Somalo, incarica un gruppo di lavoro della Congregazione di approfondire la questione con suor Maria O’ Donohue, autrice del rapporto e coordinatrice per conto della Caritas internazionale e dell’agenzia Cafod (Fondo cattolico per lo sviluppo oltremare) i programmi sull’Aids.
Le sue denunce in Vaticano sono agghiaccianti. “La superiora di una comunità di religiose in un Paese è stata contattata da preti che chiedevano di rendere loro disponibili le suore per prestazioni sessuali. Al rifiuto della superiora, i preti hanno spiegato che altrimenti si sarebbero visti obbligati a recarsi al villaggio per trovare donne, esponendosi così al rischio dell’Aids”. “Grazie alle confidenze fattemi da molte sorelle nel corso delle mie visite – continua la O’Donohue – mi resi conto di questioni più profonde e anche più inquietanti di quelle già emerse. Queste rivelavano modelli di comportamento che ero riluttante ad accettare come fatti”. Spesso si trattava di vicende di cui esistevano prove documentali, e non solo di voci o racconti orali. 23 i Paesi che la missionaria cita: tra di essi, in gran parte africani, compaiono anche India, Filippine, Brasile, Colombia, Stati Uniti, Irlanda e Italia.
Nel 1998 anche la superiore religiosa suor Marie Mc Donald ha presentato un suo rapporto, gettando luce su «molestie sessuali e stupri perpetrati da preti e vescovi». Il Vaticano sta monitorando il fenomeno, sensibilizza discretamente i vescovi, ma non risultano atti ufficiali in cui il grave problema sia affrontato direttamente. «Per quanto io ne sappia, non è stata disposta alcuna ispezione», afferma suor Mc Donald, superiore della Suore Missionarie di Nostra Signora d’Africa. Le strategie dello sfruttamento sono varie, spiega: «Suore diventate finanziariamente dipendenti da preti, che possono chiedere in cambio favori sessuali» oppure preti che da direttori spirituali o confessori estorcono rapporti di sesso. «La cospirazione del silenzio – aggiunge – contribuisce al problema. Solo se lo affronteremo insieme, riusciremo a trovare le soluzioni».
“La Santa Sede conferma l’esistenza di casi di abusi sessuali subiti da religiose da parte di sacerdoti o missionari, afferma che sta trattando il problema – ristretto, però, ad un’area geografica delimitata”. Questa la risposta del Vaticano.
Di seguito uno dei quattro documenti resi pubblici dal National Catholic Reporter.
IL PROBLEMA DELL’ABUSO SESSUALE NEI CONFRONTI DI SUORE AFRICANE IN AFRICA E A ROMA
Documento per il consiglio dei “16″di suor Marie McDonald, Superiora generale delle Missionarie di Nostra Signora d’Africa
Questo intervento si riferisce principalmente all’Africa e a suore, preti e vescovi africani. Ciò non si deve al fatto che il problema sia esclusivamente africano, ma al fatto che il gruppo che si è incontrato per preparare i temi dell’incontro di oggi faceva riferimento principalmente alla propria esperienza in Africa e ad informazioni avute da membri delle loro congregazioni o di altre congregazioni, soprattutto congregazioni diocesane in Africa.
Noi sappiamo che il problema esiste anche altrove.
Questo intervento tocca solamente un aspetto, seppur doloroso, della Chiesa africana. Siamo ben consci e grati dell’immenso bene che è stato compiuto ed è tuttora compiuto dal clero e dai religiosi, che conducono una vita integra ed evangelicamente fruttuosa. Non c’è bisogno di ricordare quei preti, vescovi e religiosi che in anni recenti in Africa hanno versato il loro sangue per la causa di Cristo e per le persone assegnate alle loro cure. È precisamente a causa del nostro amore per la Chiesa e per l’Africa che ci sentiamo tanto afflitti dal problema che vi presentiamo.
Potrebbero essere raccontate molte storie inquietanti. Tuttavia, siccome tutti qui sanno che questo problema esiste e che, nonostante moltissimi tentativi di migliorare la situazione, sembra che questa stia invece peggiorando, esporrò il problema in forma molto breve e concisa. Poi cercherò di spiegare quali sono le cause principali.Il problema
1.Viene comunemente asserita l’esistenza di molestie sessuali e persino di stupri da parte di preti e vescovi nei confronti di suore.
Talvolta quando una suora viene messa incinta, il prete insiste perché abortisca. Di solito la suora viene allontanata dalla sua congregazione mentre il prete, spesso, viene solamente trasferito ad un’altra parrocchia, o inviato a studiare.2.Molte suore diventano economicamente dipendenti da preti che talora chiedono in cambio prestazioni sessuali.3.I preti talvolta sfruttano il ruolo di direttori spirituali e di ministri del sacramento della Riconciliazione per chiedere prestazioni sessuali.Alcune cause di queste molestie
Celibato/castità in molti Paesi non costituiscono un valore. In alcuni Paesi per una giovane donna istruita il matrimonio potrebbe non rappresentare una scelta possibile, perché “il prezzo della sposa” è troppo alto. La vita religiosa potrebbe offrire una scelta alternativa: ma in tal caso è realmente una scelta di vita casta e celibe?La posizione inferiore delle donne nella società e nella Chiesa è un altro fattore da prendere in considerazione. Sembra che una suora trovi impossibile opporsi ad un prete che chiede prestazioni sessuali. Ella è stata educata a considerare se stessa inferiore, a essere servizievole e a obbedire, persino al suo fratello minore. È comprensibile allora che una suora trovi impossibile negarsi ad un ecclesiastico che chiede prestazioni sessuali. Questi uomini sono visti come “figure di autorità” cui bisogna ubbidire. Inoltre, di solito essi sono maggiormente istruiti ed hanno ricevuto una formazione teologica più avanzata rispetto alle suore. Potrebbero usare false argomentazioni teologiche per giustificare le loro richieste ed il loro comportamento. Le suore si impressionano facilmente con questi argomenti. Uno di questi suona come segue: “Siamo entrambi celibi consacrati. Ciò significa che abbiamo promesso di non sposarci. Tuttavia possiamo avere fra noi rapporti sessuali senza rompere i nostri voti.”La malattia pandemica dell’aids ha comportato che le suore sono ora più di prima ricercate dai preti perché si pensa che siano “sicure”.Situazione economica. Molte congregazioni femminili faticano a trovare abbastanza soldi per badare alle consorelle e per istruirle. Molto spesso quando le suore lavorano per una diocesi non viene loro pagato un giusto salario. Da quelle che vengono inviate all’estero per studiare ci si aspetta talvolta che mandino soldi alle loro congregazioni e alle famiglie a casa. In alcuni Paesi fuori dall’Africa, come gli Stati Uniti, le sorelle africane vengono sfruttate, con magri salari e inadeguata assicurazione sanitaria, per svolgere ministeri tradizionali, per esempio quello di catechiste, che sono stati abbandonati dalle congregazioni statunitensi.Poca comprensione della vita consacrata. Vescovi, preti, laici, e le stesse suore non capiscono in maniera adeguata la vita religiosa, né il significato dei voti né i carismi specifici di ogni Istituto.Reclutamento di aspiranti da parte di congregazioni che non hanno una sufficiente presenza in un determinato paese, e che non hanno abbastanza conoscenza di una determinata cultura. Talvolta i preti contribuiscono a questa azione di reclutamento.Le suore studentesse che vengono mandate all’estero, a Roma (e altrove in Europa e negli Stati Uniti) a studiare, spesso hanno problemi particolari. Uno di questi è quello di trovare un alloggio adeguato. Mentre a seminaristi e preti vengono offerti residence, molto meno viene fatto per le suore. Le suore inviate a studiare fuori dai loro Paesi sono spesso troppo giovani e/o immature. Mancano di guida, di sostegno e in molti casi di una solida formazione religiosa. Molte suore mancano anche dell’educazione di base necessaria per intraprendere ulteriori studi o, talvolta, hanno una conoscenza insufficiente della lingua nella quale devono studiare. Queste suore frequentemente si rivolgono a seminaristi e preti per un aiuto nello scrivere tesine. Le prestazioni sessuali sono, alcune volte, il pagamento che debbono offrire per un tale aiuto. Non desidero con questo sostenere che solo i preti e i vescovi sono da accusare e che le suore sono semplicemente le loro vittime. No, può essere che le suore talvolta siano fin troppo consenzienti, oppure ingenue.Silenzio. Forse un altro fattore è la “cospirazione del silenzio” che avvolge questo argomento. Solo se siamo in grado di affrontarlo insieme onestamente saremo in grado di trovare delle soluzioni.
A marzo di quest’anno, io ho fatto una relazione ai vescovi della Commissione Permanente del Secam (Simposio delle Conferenze Episcopali d’Africa e del Madagascar, ndt) sui “Problemi che si pongono alle congregazioni religiose”. La violenza sessuale nei confronti delle suore era uno dei principali problemi proposti. Siccome la maggior parte di quello che presentavo era basato su relazioni provenienti da congregazioni diocesane e dalle Conferenze delle Superiori Maggiori in Africa, mi sentivo molto convinta dell’autenticità di ciò che stavo dicendo. I vescovi presenti sentirono come sleale da parte delle suore l’aver mandato tali relazioni fuori dalla loro diocesi. Dissero che le suore in questione avrebbero dovuto rivolgersi al loro vescovo diocesano per questi problemi. Naturalmente, questo sarebbe stato e sarebbe l’ideale. Tuttavia le suore sostengono di averlo tentato più e più volte. Talvolta non sono state ben accolte. In alcuni casi sono state accusate per ciò che era successo. Anche quando vengano ascoltate con grande comprensione, non sembra che venga fatto alcunché.
In alcune sedute ufficiali e ufficiose, in questi ultimi anni, i Superiori Generali a Roma hanno ascoltato e si sono scambiati resoconti di violenze sessuali. Sembra che sia arrivato il momento di un’azione concertata.
Pensiamo che questo possa essere fatto al meglio aiutandosi reciprocamente a sviluppare delle politiche mirate ad affrontare i problemi prima e dopo il loro insorgere.
PADRE PIO: IL SANTO IMPOSTORE
["Le stigmate sono superficiali e presentano un alone del colore caratteristico della tintura di jodio. Capziosa e artifiziosa mi sembrò la spiegazione della presenza nella cella (di padre Pio) di una bottiglia di acido fenico commerciale nero (ricorda il colore delle stigmate) che secondo il frate guardiano padre Pio verserebbe per attutire, a scopo di umiltà, il suo odore di santità"
Relazione del dott. Vincenzo Tangaro "Il Mattino", Napoli, 30.6.1919
"Possiamo pensare che le lesioni descritte siano cominciate come prodotti patologici (neurosi, necrosi multipla della cute) e siano state inconsciamente e per un fenomeno di suggestione completate nella loro simmetria e mantenute artificialmente con un mezzo chimico, per esempio la tintura di jodio. Ho notato una pigmentazione bruna dovuta alla tintura di jodio. E' noto che la tintura di jodio vecchia, per l'acido joridrico che sviluppa, diventa fortemente irritante e caustica"
Relazione del Prof. Amico Bignami, ordinario di Patologia alla Regia Università di Roma, incaricato dal "santo uffizio" di esaminare le stigmate di padre Pio, luglio 1919]
Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina da due contadini cattolici. Fin da bambino la sua religiosità si manifestò in forme fanatiche ed isteriche. Pregava per ore, si flagellava, aveva visioni e sognava di diventare santo.
Nel 1903 entrò nel convento dei cappuccini di Morcone, preceduto dalla fama di visionario. Di lui si diceva che fosse dotato di poteri soprannaturali e che addirittura sostenesse epiche battaglie con il diavolo in persona. La sua reputazione crebbe grazie alla credulità alla popolazione del suo paese natale, dove miseria, ignoranza e superstizione erano diffuse (in quegli anni l’analfabetismo toccava punte del 90%).
Nel 1904 fra’ Pio terminò il noviziato con le solenni promesse di obbedienza, castità e povertà … disattese in tutto il corso della sua vita.
La rigida vita di clausura nel convento di S. Elia a Pianisi era inadatta al suo carattere e quindi chiese di essere inviato nelle Missioni, ma la domanda gli fu negata. Da allora cominciò ad accusare strani e continui malori e, contrariamente alle regole religiose, iniziò a vivere per lunghi periodi a casa sua.
Nel 1907 fu dichiarato sano di corpo e abile alla leva, ma subito dopo riuscì ad ottenere dai superiori il permesso di ritornare a Pietrelcina perché ammalato!
Nel 1908 fu trasferito come suddiacono presso il monastero di Montefusco, ma anche li fu preda di malattie terribili che si guarivano miracolosamente al suo ritorno a casa.
Nel 1910, fra’ Pio divenne Padre Pio, perché fatto sacerdote, ma invece di andare in convento ritornò a casa sua, disobbedendo ancora una volta alle regole religiose.
Per ben sei anni, preferì la vita comoda di casa sua alla vita del convento, disattendendo ai suoi doveri di cappuccino. Durante tutto questo tempo ebbe la possibilità di alimentare la credulità della gente con dicerie di miracoli e con storie di feroci lotte con il demonio. La sua fama di santone ebbe così modo di estendersi a macchia d’olio, in molte province del meridione d’Italia.
Nel 1916, in seguito all’ordine perentorio dei suoi superiori di rientrare nella comunità religiosa e seguire le regole francescane, Padre Pio decise di farsi trasferire nel convento di S. Maria delle Grazie a S. Giovanni Rotondo. La domanda fu accolta.
Il paese di S. Giovanni Rotondo era molto simile a quello di Pietrelcina. Superstizione, bigottismo e credulità erano qualità abbastanza diffuse nella popolazione. Pertanto l’arrivo del frate, preceduto da miracolistica reputazione di guaritore, ebbe come risultato un continuo afflusso di credenti e di curiosi nel convento.
Qui il cappuccino si guarì improvvisamente, ma continuò ad esibirsi in rumorosi e violenti combattimenti notturni con il diavolo.
Alla fine del 1916, richiamato per gli obblighi di leva, riuscì ad eludere il servizio militare, con le finte malattie, di cui era diventato specialista. Ma il 18 agosto 1917, il futuro santo fu dichiarato disertore, prelevato a forza dai carabinieri ed arruolato. Per sua fortuna, l’intervento di amici potenti, che ormai non gli mancavano, mise fine al suo travagliato servizio militare.
Nel 1918, cominciarono a circolare notizie di stigmate sul corpo di Padre Pio, come lui stesso attestò, scrivendo ad un suo superiore. Con il propagarsi delle voci di stigmate e miracoli, a San Giovanni Rotondo cominciarono a giungere carovane di pellegrini e con loro grandi quantità di denaro, che il futuro santo, essendo votato alla povertà, gestiva attraverso amici fidati. In particolare Ciccillo Morcaldi (ex sindaco del paese) ed Emanuele Brunatto (avventuriero) sfruttarono per molti anni la situazione, politicamente l’uno e affaristicamente l’altro.
Papa Benedetto XV fu il primo Papa, sollecitato da denunce di cittadini, ad inviare medici per appurare la verità sulle presunte stigmate di Padre Pio. Un altro Papa, fortemente ostile al frate, fu Papa Pio XI, perché aveva saputo da monsignor Gagliardi, capo della diocesi, che le stigmate di Padre Pio erano prodotte da tintura di iodio e acido fenico.
Nel 1963 in un aula di tribunale, l’amico Ciccillo Morcaldi confermerà le voci che accusavano Padre Pio di usare sostanze chimiche per procurarsi le sante stigmate.
Il Papa, inoltre, aveva saputo pure che Padre Pio riceveva visite di “devote” nella foresteria del convento anche di notte.
Molteplici furono i richiami sia al frate sia ai credenti, ma l’isteria e gli interessi del paese non permisero mai al Vaticano di esercitare un’azione energica, sebbene alla fine Padre Pio fosse stato dichiarato pubblicamente un impostore e i suoi miracoli fossero considerati fasulli.
Nel 1919, il medico napoletano Vincenzo Tangaro, recatosi nel convento del miracoloso cappuccino, scrisse sul “Mattino” che le stigmate erano superficiali e presentavano l’alone caratteristico della tintura di iodio. Inoltre, artificiosa gli era sembrata la scusa di disinfettarsi, addotta dal padre guardiano per giustificare la presenza di una bottiglia di acido fenico nella cella di Padre Pio.
Dal 1920 in poi, voci di trasferimento del frate con le stigmate provocarono a S. Giovanni Rotondo delle vere e proprie insurrezioni popolari e gli abitanti arrivarono perfino a creare delle barricate alla via d’accesso del convento, nel timore di azioni di forza da parte del Vaticano!
I più esaltati nelle manifestazioni di piazza erano proprio i faccendieri e i commercianti del paese che temevano il crollo dei loro “miracolosi” affari legati solo alla presenza di Padre Pio.
All’interno del convento le cose andavano peggio, perché alcuni frati non potevano assistere senza protestare allo stato di degrado in cui era precipitato l’eremo per colpa del futuro santo con le stigmate. La clausura era costantemente violata dalla folla dei pellegrini e dall’amena condotta di Padre Pio e dei suoi amici. L’affarista Brunatto si era addirittura insediato fra le mura del convento e le “devote” circolavano a tutte le ore del giorno nella foresteria dove era stato collocato un letto!
Il 21 luglio 1922, il Vaticano mandò una sbalorditiva lettera al padre generale dei Cappuccini dove era scritto che i Padri Cappuccini avevano litigato e si erano feriti e percossi a sangue con armi bianche e da fuoco. I carabinieri accorsi avevano accertato che causa dei litigi era stata la ripartizione di ingenti somme di denaro ed oggetti preziosi accumulati da Padre Pio e tenuti presso le case delle “pie donne” che visitavano spesso il convento. Si era anche saputo che alcuni frati frequentavano le case di queste “devote”, e a volte rimanevano a pernottare in paese.
L’arcivescovo di Manfredonia, Pasquale Gagliardi, era arrivato a dichiarare pubblicamente che Padre Pio era un indemoniato ed i frati del convento una banda di truffatori!
Questo, però, non scalfiva, il fanatismo popolare e la credulità dei pellegrini. Anzi le voci dei miracoli di Padre Pio, che non necessitavano di alcuna prova, si propagavano velocemente in tutto il mondo e da tutto il mondo pioveva denaro nel convento di S. Giovanni Rotondo.
Quest’ultimo fu in politica un fervente fascista, nemico di socialisti e comunisti. Nelle elezioni del 1920, al fine di sostenere il gruppo fascista-clericale del paese ne aveva benedetto pubblicamente la bandiera. Vinsero però i socialisti e il giorno del loro insediamento nel comune di S. Giovanni Rotondo il loro corteo festeggiante fu accolto a fucilate da parte di militari, carabinieri fascisti e clericali: fu una strage con 14 morti ed un centinaio di feriti. Il 2 aprile 1961, il quotidiano “Avanti” scriverà che Padre Pio si trovava con gli “arditi” in occasione del massacro.
Le successive elezioni, invece, furono vinte dal fascista ed amico Ciccillo Morcaldi, che sarebbe divenuto uno dei principali sostenitori politici del futuro santo di Pietralcina.
Il 2 marzo 1939, il Papa, Pio XII, nemico del comunismo e simpatizzante del frate, impose al Sant’Uffizio di “lasciar stare Padre Pio”. Questo inatteso indirizzo diede nuovo impulso alle lucrose attività del cappuccino ed all’afflusso dei pellegrini.
Il 28 ottobre 1958 fu eletto in Vaticano Papa Giovanni XXIII che cercò subito di ristabilire ordine e disciplina nel convento di S. Giovanni Rotondo. In base alle ispezioni effettuate in convento, la situazione risultava sempre più sconvolgente. Quasi tutti i frati cappuccini possedevano ormai un’automobile, compreso il futuro santo che, grazie alle ingenti somme di denaro accumulato, era riuscito a costruire il famoso ospedale di cui era proprietario, infrangendo il “voto di povertà” dell’ordine di appartenenza.
Il Sant’Uffizio reagì di conseguenza, nominando nel convento un nuovo padre superiore, fedele al Vaticano, e sospendendo Padre Pio da alcune prerogative sacerdotali.
Il Sant’Uffizio, questa volta, non si piegò all’inevitabile reazione popolare, anzi espropriò tutti i beni materiali del ricchissimo cappuccino, facendogli rispettare a forza il voto di povertà.
Papa Paolo VI, salito al trono Vaticano nel 1963, fu un pontefice molto sensibile agli affari. Mentre da una parte, rese inefficaci i decreti del Sant’Uffizio (senza mai revocare ufficialmente le accuse di essere un impostore rivolte al futuro santo) dall’altra s’impadronì di tutti i beni, presenti e futuri, del miracoloso frate, facendogli firmare due testamenti con i quali alla sua morte tutti i beni mobili ed immobili sarebbero stati ereditati dal Pontefice cui spettavano di diritto, essendo quest’ultimo un praticante del “voto di ricchezza”!
Padre Pio è certamente un mito infondato, abilmente creato dalla natura del suo stesso personaggio, dagli interessi di trafficanti e della Chiesa cattolica.
Molti sono i paesi che gli hanno dedicato un monumento, i suoi santini hanno invaso i portafogli di gran parte della gente, potenti ed efficaci amuleti capaci di ogni tipo di miracolo e protezione!
Per i credenti, Padre Pio fu un santo, per gli increduli un impostore. Questo contrasto è continuato fino al preteso “miracolo” della scomparsa delle stigmate durante l’agonia. Per gli increduli è la prova finale: come poteva procurarsi ed usare sostanze chimiche sotto il controllo dei medici e della gente?
L’ospedale, “Casa del sollievo della sofferenza”, realizzato da Padre Pio, oggi è gestito da uno stato estero: il Vaticano! Le sovvenzioni pubbliche sono, però, elargite dallo stato italiano.
Il presidente dell’ospedale è ovviamente un alto prelato. Attualmente un arcivescovo.
Si deve ammettere che Francesco Forgione è stato un uomo fortunatissimo, essendo riuscito a realizzare il sogno di tutta la sua vita: diventare santo. Una conquista dura, però, fatta di ferite da acido fenico, lotte disperate contro il diavolo e a volte addirittura contro lo stesso Vaticano!
MADRE TERESA DI CALCUTTA: IL TOPO ALBANESE
Madre
Teresa di Calcutta, al secolo Anjeza Gonxhe Bojaxhiu è stata una
religiosa albanese di fede cattolica, fondatrice della congregazione
religiosa delle Missionarie della Carità. Ritenuta santa già da
viva grazie a una sagace operazione di marketing, fu beatificata a
tempo di record il 19 ottobre 2003 (6 anni dopo la sua morte).
“La protettrice dei poveri” in realtà, li costringeva a vivere i loro ultimi giorni in un ospedale privo di ogni comfort, nonostante le offerte miliardarie provenienti da ogni parte, specie da bancarottieri e dittatori sanguinari.
La qualità delle cure infatti, è stata criticata dalla stampa medica (fra cui il The Lancet e il British Medical Journalche hanno riferito il riuso degli aghi delle siringhe, le cattive condizioni di vita – per via ad esempio dei bagni freddi per tutti i pazienti – e un approccio antimaterialista che impediva delle diagnosi sistematiche).
Nel 1991 il direttore di “The Lancet”, il dottor Robin Fox, dopo aver visitato la clinica di Calcutta la descrisse disorganizzata e in mano a suore e volontari senza esperienza medica, senza medici e senza distinzioni fra malati inguaribili e malati con possibilità di guarigione, che comunque rischiavano sempre più la morte per le infezioni e la mancanza di cure.
Anche lo scrittore indiano Aroup Chatterjee e la rivista Stern (che nel 1998 pubblicò un articolo fortemente critico su Madre Teresa, dal titolo “Madre Teresa, dove sono i tuoi milioni?” frutto di una inchiesta durata un anno) hanno avanzato dubbi sul reale impatto delle opere di Madre Teresa.
Aroup Chatterjee in particolare si è mostrato molto polemico nel suo libro Mother Teresa: The Final Verdict, criticando le azioni e le pubbliche dichiarazioni come la posizione antiabortista, l’estrema semplicità delle pratiche mediche del suo ordine che, per esempio era poco incline al trattamento del dolore.
Anche Michaël Parenti, figura conosciuta del movimento progressista nordamericano, ha criticato le sue relazioni con alcuni personaggi quali Keating o “Baby doc”, il dittatore haitiano Jean-Claude Duvalier. Secondo lui madre Teresa avrebbe usato soprattutto per se stessa le donazioni raccolte
Sanal Edamaruku, Segretario Generale dell’Associazione Razionalista Indiana, ritiene che l’ordine di madre Teresa sia molto poco attivo nella lotta contro la miseria indiana. Secondo lui, Madre Teresa avrebbe imbrogliato un grande numero di donatori benintenzionati nascondendo le sue relazioni con i dittatori così come si distingueva nella scarsa visibilità alla destinazione dei fondi raccolti
Christopher Hitchens ha fortemente criticato Madre Teresa per la mancanza di trattamenti sanitari nei confronti dei malati – specialmente bambini – in cura presso di lei, e il suo incoraggiamento ad accettare la povertà e la miseria: Hitchens, nel suo documentario per Channel 4 (clicca qui per vedere il video), mostra Madre Teresa che dice a un moribondo «Stai soffrendo come Cristo in croce, di sicuro Gesù ti sta baciando!», e lui che risponde «Per favore digli di smettere di baciarmi».
Nel giugno del 2001, Hitchens fu chiamato da padre David O’Connor dell’Arcidiocesi di Washington a rendere la sua testimonianza nella causa di beatificazione di Madre Teresa, a svolgere cioè quel ruolo che prima, fino al 1983, era detto dell’Avvocato del Diavolo. Ecco una parte della sua dichiarazione:
“…ero arrivato alla conclusione che fosse non tanto un’amica dei poveri quanto un’amica della povertà. Lodava la povertà, la malattia e la sofferenza come doni dall’alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia. Era adamantinamente contraria alla sola politica che abbia mai alleviato la povertà in tutte le nazioni – e cioè dare potere alle donne ed estendere il loro controllo sulla propria fertilità. La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire, un luogo dove le cure mediche erano poche, quando non addirittura inesistenti Aveva fatto amicizia con tutta una serie di ricchi truffatori e sfruttatori, da Charles Lincoln della Lincoln Savings & Loans, alla ripugnante dinastia Duvalier di Haiti, accettando da entrambi generose donazioni di denaro che in realtà era stato rubato ai poveri.”
“La protettrice dei poveri” in realtà, li costringeva a vivere i loro ultimi giorni in un ospedale privo di ogni comfort, nonostante le offerte miliardarie provenienti da ogni parte, specie da bancarottieri e dittatori sanguinari.
La qualità delle cure infatti, è stata criticata dalla stampa medica (fra cui il The Lancet e il British Medical Journalche hanno riferito il riuso degli aghi delle siringhe, le cattive condizioni di vita – per via ad esempio dei bagni freddi per tutti i pazienti – e un approccio antimaterialista che impediva delle diagnosi sistematiche).
Nel 1991 il direttore di “The Lancet”, il dottor Robin Fox, dopo aver visitato la clinica di Calcutta la descrisse disorganizzata e in mano a suore e volontari senza esperienza medica, senza medici e senza distinzioni fra malati inguaribili e malati con possibilità di guarigione, che comunque rischiavano sempre più la morte per le infezioni e la mancanza di cure.
Anche lo scrittore indiano Aroup Chatterjee e la rivista Stern (che nel 1998 pubblicò un articolo fortemente critico su Madre Teresa, dal titolo “Madre Teresa, dove sono i tuoi milioni?” frutto di una inchiesta durata un anno) hanno avanzato dubbi sul reale impatto delle opere di Madre Teresa.
Aroup Chatterjee in particolare si è mostrato molto polemico nel suo libro Mother Teresa: The Final Verdict, criticando le azioni e le pubbliche dichiarazioni come la posizione antiabortista, l’estrema semplicità delle pratiche mediche del suo ordine che, per esempio era poco incline al trattamento del dolore.
Anche Michaël Parenti, figura conosciuta del movimento progressista nordamericano, ha criticato le sue relazioni con alcuni personaggi quali Keating o “Baby doc”, il dittatore haitiano Jean-Claude Duvalier. Secondo lui madre Teresa avrebbe usato soprattutto per se stessa le donazioni raccolte
Sanal Edamaruku, Segretario Generale dell’Associazione Razionalista Indiana, ritiene che l’ordine di madre Teresa sia molto poco attivo nella lotta contro la miseria indiana. Secondo lui, Madre Teresa avrebbe imbrogliato un grande numero di donatori benintenzionati nascondendo le sue relazioni con i dittatori così come si distingueva nella scarsa visibilità alla destinazione dei fondi raccolti
Christopher Hitchens ha fortemente criticato Madre Teresa per la mancanza di trattamenti sanitari nei confronti dei malati – specialmente bambini – in cura presso di lei, e il suo incoraggiamento ad accettare la povertà e la miseria: Hitchens, nel suo documentario per Channel 4 (clicca qui per vedere il video), mostra Madre Teresa che dice a un moribondo «Stai soffrendo come Cristo in croce, di sicuro Gesù ti sta baciando!», e lui che risponde «Per favore digli di smettere di baciarmi».
Nel giugno del 2001, Hitchens fu chiamato da padre David O’Connor dell’Arcidiocesi di Washington a rendere la sua testimonianza nella causa di beatificazione di Madre Teresa, a svolgere cioè quel ruolo che prima, fino al 1983, era detto dell’Avvocato del Diavolo. Ecco una parte della sua dichiarazione:
“…ero arrivato alla conclusione che fosse non tanto un’amica dei poveri quanto un’amica della povertà. Lodava la povertà, la malattia e la sofferenza come doni dall’alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia. Era adamantinamente contraria alla sola politica che abbia mai alleviato la povertà in tutte le nazioni – e cioè dare potere alle donne ed estendere il loro controllo sulla propria fertilità. La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire, un luogo dove le cure mediche erano poche, quando non addirittura inesistenti Aveva fatto amicizia con tutta una serie di ricchi truffatori e sfruttatori, da Charles Lincoln della Lincoln Savings & Loans, alla ripugnante dinastia Duvalier di Haiti, accettando da entrambi generose donazioni di denaro che in realtà era stato rubato ai poveri.”
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